|

San Severo
Esiste
una ferocia razziale inaudita nei confronti dei meridionali; il
meridionale è accettato solo in due casi: o quando è
perfettamente integrato e risponde nel gesto e nel comportamento
ad una serie di proposizioni non meridionali che non gli appartengono
oppure quando ha un enorme carisma e riesce ad imporre con fatica
e con intelligenza e comunque in modo improbo (perche dovrebbe?)
la propria meridionalità, sia che si tratti di autori sia
che si tratti di semplici macchine targate con sigle meridionali.
La mia meridionalità è una meridionalità alla
Mohammed All, in termini di difesa da quello che è uno sfruttamento
da una serie di cose che io condanno enormemente.
San Severo è una citta orrida da un punto di vista di situazione
politico-gestionale-amministrativa.
Il potere ha questa gamma: ci sono dei ricchissimi, c'e il Country
club, lo Sporting club, il Lions club, il Rotary club, c'è
gente che gira con delle macchine incredibili e si va a comprare
le scarpe a Bologna, c'è tutto un mondo di medici che si
sono arricchiti restando nell'ombra senza aver mai scritto su una
rivista medica; che hanno partecipato solo a congressi tennistici,
perché si giocano tutte le loro carte a livello tribù
di media.
Vedi il torneo nazionale medici ospedalieri di Chiavari...
Poi ci sono avvocati soprattutto notai che hanno guadagnato sulla
povera gente, sul reddito della popolazione, tantissimi, poi c'è
un sacco di droga accompagnata alla noia più totale e c'è
un centro autogestito per i tossicomani...
Poi c'e una campagna meravigliosa, della gente bellissima: la gente
che lavora nelle campagne.
Io di San Severo ho dei ricordi che son fatti di sberleffi, litigavo
con dei monelli tremendi e mio fratello, che si chiama Michele detto
Macaluso, che si buttava come un tornado nella mischia, lui aveva
dodici anni, io quindici, e seminava il panico fra i miei assalitori.
Poi ho passato un periodo tra i sedici e i diciotto anni a rissare
stupidamente, prendendole e dandole, specialmente d'estate.
A San Severo, si era venuto a create per caso un piccolo nucleo
di artisti, ognuno con una propria fede e una propria direzione.
A questo proposito devo fare due nomi: Marcello D'Angelo che si
è saputo conquistare it nostro affetto e la nostra amicizia
con grande amore e poi Enrico Fraccacreta che da ragazzo aveva un
umorismo dal quale tutti noi abbiamo attinto, non so, però,
che fine abbia fatto la sua creativita.
Erano estati bellissime, lunghissime, passate con la fila degli
ombrelloni, l'altalena sul mare, piogge di romani e milanesi, lo
strombazzo delle cose pubblicitarie e i baracconi messi in fila
con i juke box.
Le letture
Le letture sono state bellissime fino ad
un certo periodo, che non è il solito periodo dell'adolescenza
un po' repressa e quindi buttata sul leggere.
Vorrei parlare di libri in questi termini, voglio capire anche che
cosa ho nella testa.. prendiamo il periodo in cui sono stato a Pescara,
allora le mie letture preferite erano i dadaisti, anche moltissimo
i libri d'arte non solo le Vite del Vasari, cioè non la storia
dell'arte vissuta in termini di vita degli artisti, ma un insieme
di altre cose come la lettura di una rivista di Giovanni Arpino
che non aveva niente a che vedere con quello che io pensavo, ma
che mi poneva di fronte ad una situazione mossa.
Sapevo a memoria il manifesto di Tristan Tzara e conoscevo i movimenti
di rottura dell'inizio del secolo, quasi a livello di rischiatutto
per certi versi: sapevo per esempio le date dei salom, il nome della
via e il numero del Cabaret Voltaire oppure quali parole si dissero
Tzara e Lenin a Zurigo, quali erano stati gli incontri segreti tra
Marinetti e il Duce, quali erano i rapporti intimi tra D'Annunzio
e Marinetti prima del 1921, quale rapporto ci fosse tra Futurismo
e Fascismo.
In quel periodo mi divertivo a scegliere una scultura di Boccioni
e ad inventare una serie di storie attendibili e di studi.
Poi c'è stato tutto un periodo di Castaneda, Kerouac, dei
vari Marquez, momenti poco fecondi.

|