|

L'Esercizio
Sono sempre stato negato in matematica, ma
sono sempre stato formidabile in disegno.
Quando ero ragazzo scatenavo la matematica che mi mancava a livello
aritmetico scolastico tutta nel disegno.
Ora a rivedere quei disegni, vedo soprattutto una enorme presunzione,
in pratica fin dai primordi ho sempre sostenuto di essere bravo,
eccelso, anche perché mio padre, che è un artista,
indulgeva su questo mio tratto e ne alimentava la vanità.
Il mio primo disegnino riconoscibile l'ho fatto a 18 mesi, era un
orso, questo testimonia quanto era forte in me il bisogno di disegnare.
I
disegni della mia adolescenza sono arzigogolatissimi, pieni di elementi,
di citazioni dappertutto; la lugher a sette anni, gli stivali dei
pantaloni militari in un certo modo, la fondina della pistola portata
in un certo modo, selle, cavalli, ma anche paesaggi, mescite di
vino, pantere nere sopra templi immersi nella giungla.
Quei disegni sono spariti tutti, perche usavo pennarelli ad acqua
che hanno stinto.
Del Liceo Artistico a Pescara, mi vengono in mente mille cose...
venni sospeso il primo giorno di scuola; verso il terzo anno quando
ero ormai come un pulcino nel nido, provai una sensazione di potere
tremenda, dato the ero molto bravo, potevo fare quello che volevo,
scherzi soprattutto; per il resto avevo pessimi rapporti con le
donne, ero perfettamente calato in quella che oggi è la mia
situazione di ripulsa, nella quale io intravedo i peggiori lati
del mio carattere soprattutto da un punto di vista estetico.
Mi riferisco alla condizione tudemonchieica, sdentata, clericale,
soprattutto sacrestana, sono un giovane prete flare, scherzoso,
complimentoso, che batte i tacchi, che ghigna a tutto spiano, capace
di cattiverie povere, insulse, di paranoie galattiche sulle quali
non tramonta il sole.
L'alternativa a questa condizione nacque quando mi spuntarono i
primi baffi che io coltivavo moltissimo: la condizione Pentothal,
baffuta, legnosa, più estiva, asciutta, dinamica, virile,
i primi successi decenti, le prime risultanze con le donne.
Questa condizione funzionava di più, era capace di paranoie
incredibili, ma giocate in modo diverso.
lo identifico Tudemonchiei con la mia prima situazione, the corrisponde
all'angolo più in basso del sopracciglo di Topolino, e invece
Pentothal con la seconda, che in fondo non si preoccupa dei preti.
Tudemonchiei è una persona che si veste di nero e va a giro
per la città di notte a spiare alle finestre, è l'agility
fatta paura che scavalca i muri e per la quale non esiste la proprietà
privata... ero io... e il morbo fatto mutandina.. e il muro del
collegio femminile... io a quel tempo disegnavo Rembrandt.
Tudemonchiei era il mio io di notte, di giorno invece ero così
bravo, così fertile e al tempo stesso così sgarbato
con le situaziom in cui tiravo al massimo la corda con l'istituzione.
Il pomeriggio stavo in galleria con i miei amici e i professori,
gli stessi che di giorno mi sbattevano fuori: erano costretti a
farlo, io ne approfittavo, buttandoli nel ridicolo, ingaggiavo con
loro delle vere e proprie bagarre scolastiche, con loro, con il
Preside, con il Vicepreside ecc.
Pentothal nacque da un rapporto epistolare avuto con una ragazza
di Napoli.
Queste lettere rappresentavano per me un esercizio e il mio scrivere
era una sorta di rincorrere, era giocato sul tema di corro con il
cerchio, spingo il cerchio, il cerchio traballa sta per cadere ed
io gli do un'altra spinta e va avanti, e un modo mio di vedere le
cose senza alcun nesso logico.
Pentothal è nato da questo mio esercizio continuo di scrittura.

|