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IL
FREDDO VERO
È
puntualissimo. Nel fosco marzo del 1981, quattro anni dopo i fasti
settantasettini, a quattro anni luce da quel "bel marzo" che il
poco più che ventenne Andrea
Pazienza aveva abilmente raccontato sulle pagine di Pentothal, esce
il quinto numero della rivista Frigidaire, singolare invenzione
di cartodomestico capace di congelare aspetti deviati della realtà
(anticipazioni significative di derive a venire) e di offrirli al
lettore senza mediazione, come pura e semplice constatazione dell'esistente.
Fa
la sua apparizione dopo poche pagine, con un ingresso da consumato
attore. Il primo piano di un alano in impermeabile chiaro, che emerge
dal bianco e introduce il titolo, in grande: Giallo scolastico è
scritto, su una striscia di foglio usato e quadrettato. Nel marmo
bianco della pagina, invece, due perché anticipano il tema musicale
della fabula, rendono conto di quel che sta per accadere.
Comincia quindi, con un atto di cattiveria pura, consumato nottetempo,
luna piena, del quale si vede solo
il misero esito feroce: un gatto, scuoiato e crocifisso sul muro
di una casa, mentre la voce del padrone si affanna inutilmente a
richiamarlo dentro. Galileo, il
nome della bestiaccia. Stacco. L'indomani mattina, esterno. Eccolo
qua, il colpevole, circondato dalla platea adorante, che mostra
i segni dell'impresa monologando in prima persona plurale. Ad
interromperlo, silenzio, l'apparizione di una figura che spicca
fosca all'orizzonte, l'inquadratura molto bassa, da terra, in modo
che la mantelletta si stagli diabolica sul cielo
bianco, rinchiuso fra la ruota di una vespa e il guanto di mickey
mouse. Ella sfila algida e impettita di fronte ai ragazzi, c'è chi
fa la riverenza, chi non. Un disegnaccio sul muro, lo scorcio di
un'insegna e le parole di un servo ossequioso completano e definiscono
una volta per tutte il quadro della situazione, e siete dentro.
Sette vignette. Stacco.

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