| video [1] |

12 giugno 2001. Claudio Amendola racconta il suo ultimo film "Sotto Vento" e lascia trapelare la sua tensione da vero tifoso, alla vigilia dell'ultima partita di campionato di calcio, con la Roma a due punti dalla seconda in classifica.

Questo film rappresenta un viaggio quasi di recupero, non solo per i ragazzi, ma anche per te…

Sì, per tutti i personaggi. Il protagonista e i ragazzi che viaggiano con lui si danno, reciprocamente, qualcosa. Ma la cosa che più mi piace ricordare di questo film è il rapporto che ho avuto con i ragazzi che hanno recitato con me, intendo come attori. Spinti dal loro entusiasmo, quello che si ha all'inizio della carriera e che io, sinceramente, ho un po' dimenticato, loro mi hanno aiutato a ritrovare un po' di passione che ultimamente era un po' scemata.
perché ti guardi intorno, e ti dici che forse è meglio prendere la barca e cambiare mestiere; poi ti capita di lavorare con questi ragazzi che hanno voglia di fare bene, e allora si ritrova un po' di entusiasmo.

Qual è l'idea che ti piace di più del film?
L'idea del recupero che si raggiunge attraverso il mare. Quando sei in mezzo al mare c'è solo la natura: il vento e le onde, che costituiscono una vera disciplina.
Per questo penso che i marinai abbiano qualche vantaggio in più rispetto agli altri.

La passione per il mare l'avevi anche prima del film?
Sì, una passione enorme, ma fine a sé stessa. Ora è motivata, è confluita in una vera grande passione per la vela. Mi piace ricordare la prima volta che abbiamo veleggiato e mi è sembrato che ci fosse questa 'manona' che ci spingeva: il vento.
Sono sensazioni belle.

Calcisticamente parlando, certo che domenica sarà una bella sofferenza?
Non credo che possa essere peggio di quella che è passata…
Io credo che sarà una bella festa, anche perché altrimenti mi toccherà prendere la barca e andare il più lontano possibile…