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Il grande maestro italiano in
una lunga intervista del 1987 raccontava Walt Disney, come artista
e come uomo, analizzando i suoi film piu' celebri.

«Disney si colloca là dove si
collocano il senso delle stagioni
Chaplin, il Natale, la neve:
qualche cosa di non giudicabile, accettato come qualcosa che è
appartenuto all'infanzia e alla prima adolescenza».

«
C'era puntualmente in
tutti i suoi film un aspetto inquietante da fiaba gotica
In Biancaneve le parti che mi sembrano più belle e più
riuscite sono proprio quelle che riguardano questa sua capacità
di evocare - sempre con lo stesso segno così curvilineo,
avvolgente, morbido e soffice - atmosfere lugubri, quasi da film
dell'orrore».

«Disney ha proprio questa straordinaria
capacità di grande autore popolare: di identificarsi e di
aderire a quei valori in cui si identificava la maggior parte del
pubblico americano. E il mito americano è basato su questo
inguaribile ottimismo.»
«I suoi personaggi facevano parte di quello straordinario,
intelligente e suggestivo 'Ufficio stampa' con cui l'America ha
sempre gestito il ritratto di sé stessa».

«Era proprio simpatico, un poeta e
un artista, che univa però ( beato lui) il senso degli affari»
«A Disneyland ci venne a prendere capeggiando, con una gran
mazza, una banda che suonava proprio il motivo di Gelsomina da "La
strada"
e ci guidò attraverso il suo regno».
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