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Con Lucio Dalla in un bar
di Bologna per parlare di "Siciliano", il suo ultimo capolavoro
discografico.
Con Lucio Dalla ci troviamo in un bar di
Bologna, per parlare di "Siciliano", il suo ultimo disco. Cosa racconti
con questa canzone?
Da centinaia di anni, artisti, poeti e pittori vanno in Sicilia,
per trovare una forma di rigenerazione ideale dello spirito, per
assaporare profumi di tutti i tipi e vivere a contatto con una civiltà
che non si capisce bene quando è cominciata e non si sa quando finirà:
basti pensare a Ghoete, a Federico II, agli inizi della poetica
in Italia, a Empedocle, ai Greci, ai Fenici, agli arabi… Io ho avuto
il privilegio di vivere lì per dieci anni, in estate (un po' lì
e un po' nelle isole Tremiti), così mi è venuta l'ispirazione di
raccontare la felicità estrema che si prova arrivando in questa
terra che rappresenta una realtà storica, credo irripetibile al
mondo .
Si sente quasi una identificazione con i siciliani, cosa ti piace
di loro?
Di loro mi piace molto l'educazione, la civiltà, il fatto che, anche
a livello popolare, abbiano dei modi molto gentili, come le arance
e i profumi che ci sono lì. Poi hanno questo senso di racchiudere
la storia, una storia che riguarda anche il nord dell'Europa, perché
la Sicilia è stata una capitale o un riferimento per molti popoli.
Quindi questa canzone rappresenta la voglia di sentirsi siciliani,
per tutti coloro che amano quei luoghi. Trovo estremamente comunicativa
la Sicilia, e tutti i siciliani in giro per il mondo trasmettono
un po' dei profumi della loro terra.
Nel disco c'è una canzone intitolata "Kamikaze", che all'inizio
ha fatto molto discutere, prima che si scoprisse che si tratta di
una canzone d'amore.
Si tratta di una storia di grande amore,
di due persone che decidono di stare sempre insieme il week-end,
di fare l'amore dal venerdì al lunedì; e lui, in un momento di delirio
amoroso, si sente come un kamikaze, che preferirebbe smettere di
esistere se la sua donna smettesse di amarlo. In realtà la canzone
è nata molto prima di quello che è successo a New York ed era il
singolo con il quale avrei cominciato, se non avessi poi scelto
"Siciliano". .
Come ti ha toccato la terribile tragedia di
New York?
Come ha toccato tutto il mondo, credo che
il mondo non sarà mai più lo stesso… anche se non dobbiamo guardare
la storia come se fosse una microstoria, ma in un senso un po' allargato,
con una forma anche di… estraneità, per non cadere nel tranello
della passione estrema e quindi non razionale. Ma, al di là di queste
precauzioni, il fatto non è neanche giudicabile, tanto è clamoroso.
Nello stesso tempo io ho la mia idea: sogno un mondo dove non ci
saranno mai scontri religiosi, non credo che questa sia una questione
religiosa (sono convinto che non lo sia), si tratta più uno scontro
di economie, così pauroso da far veramente pensare ad una fantaeconomia
sconvolgente; anche perché questi (se lo sono e sicuramente lo saranno)
utilizzano la nostra economia per viverci e prosperare, come fanno
i microbi nell'acqua. In futuro dovremo stare attenti: dovremo capire
che anche se noi riusciamo a vivere, pur con tutte le contraddizioni
che ci sono, in questo mondo globalizzato, così ci possono essere
degli elementi che lo utilizzano per annientare, non solo sé stessi
ma anche parte della nostra civiltà.
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