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Non è mai accaduta prima una cosa così forte,
così catastrofica?
Io sono convinto che non fosse mai accaduto niente di simile. Penso
alla totale permeabilità dell'America: assolutamente democratica,
che ha sempre accolto chiunque, di qualsiasi nazionalità, di qualsiasi
etnia e di qualsiasi religione… ha accettato, fin dall'inizio, gente
da tutto il mondo, facendola diventare il popolo americano... Credo
che sia questo il grande affronto che l'America pensa di aver subito;
non solo quindi da un punto di vista difensivo, del proprio paese,
ma per essere stata così contestata, e con vergogna, per la sua
apertura e disponibilità nei confronti dei popoli di tutte le razze.
Su questo piano condivido assolutamente il dolore e la rabbia degli
americani.
Parliamo d'altro. "Luna matana" si presta a molte interpretazioni,
una geografica ma un'altra anche di… "matteria"?
Sì, ""Cala Matana" è il nome del posto dove ho la casa alle isole
Tremiti e dove ho lo studio (dentro al quale ho fatto il disco);
ma in effetti la luna non è mai stabile; quando è nel suo massimo
splendore, quando è quel padellone bianco, ti dà la sensazione di
essere lei, nella sua forma perfetta; ma poi cambia, gira, diventa
un quarto, un'unghia, sparisce… è inaffidabile - come tutte le persone
strane - l'ho chiamata "matana", per questo senso di "non fissità"
(come spero di avere io per tutta la vita che mi rimane da vivere).
C'è una canzone in cui racconti il tuo incontro con uno zingaro?
La cosa bella è che l'abbiamo scritta insieme,
lui è un gitano vero, della Camargue, un cantante straordinario.
Siccome non ho mai amato i duetti in cui vai a cercare quello bravo
come te, ho preferito cantare con un esordiente, che secondo me
mi "ammazza" per il novanta per cento. In questo modo sono stato
"ospitato" da qualcuno che sta per nascere, anziché da un grande
cantante conclamato.
Nel disco ci sono delle presenze, come Carmen
Consoli e Mariella Nava…
Mariella firma completamente una musica e
io con lei il testo. Ho chiamato tutti quelli con cui lavoro bene,
o quelli che ascolto bene: c'è anche Grignani che fa un pezzo da
solo alla chitarra, che farebbe invidiare Steve Hackett; c'è Carmen
Consoli, forse quella che amo di più, che dice una parola; c'è Ron
che fa un vocalizzo, che George Michael starebbe attento a farne
uno dopo di lui. È un disco che testimonia il mio piacere di farlo,
è un disco straordinariamente bello (e lo dico sul serio come se
non lo avessi fatto io), ma dove ho voluto lavorare con le persone
che stimo, indipendentemente dalla loro grandezza, a volte assoluta,
o dalla loro notorietà.
Quali sono in questo
disco i versi che più ti somigliano ?
Quando finisco un disco lo lascio perdere
e non me ne importa più niente. Ora sto pensando a un libro, cosa
che non ho mai fatto… Poi non ho ancora memorizzato i versi di questo
ultimo disco, per quando ci siano delle cose che mi piacciono… C'è
una canzone che chiude il disco che si chiama "Agnese delle cocomere"
e parla di un posto, a Bologna, dove andiamo tutti noi musicisti
e sembra di essere al Festival bar… L'ho voluto dedicare non tanto
a quel posto, quanto alla "bolognesitá" che rivendico, quasi quanto
la "sicilianitá" ipotetica... All'inizio dice: "Più che una finestra
era uno squarcio di cielo nel cielo…", ed era un abbaino dal quale
io, da bambino, aspettavo la sera, vedovo il cielo da blu diventare
nero, vedevo i negozi spegnere le luci mentre si accendevano le
stelle, sentivo il giornale radio di allora, il campanone di piazza
Grande, aspettavo l'inizio del campionato di calcio (naturalmente
tifando Bologna), andavo a vendere i libri, sentivo quella sensazione
della neve anche se non c'è, quel profumino strano, che non ha niente
a che fare con quello dei tortellini o delle lasagne, ma che in
qualche modo li concepisce e li sente anche se non ci sono…
Tu hai una capacità unica di inventare un'immagine
per le cose che fai, quale assoceresti a questo disco?
Un'immagine felice, come una nevicata, o
come il prosciutto e melone mangiato d'estate, cose piccole ma che
fanno parte della nostra vita.
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