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Alla vigilia del suo ultimo
concerto a Roma allo stadio Olimpico, Renato Zero rivela a Vincenzo
Mollica tutte le sensazioni che un "pienone" in un luogo
consacrato al calcio gli trasmettono. Come di consueto, l'artista
ha mirato a fondere perfettamente nello show la musica con le componenti
più spettacolari e "visive" della scena.
M. Lo stadio Olimpico tutto intero per Renato Zero,
il 19 Luglio
Z. Io sto cercando di trovare le parole e di farmene
una ragione. E' abbondante.
Non so se entreranno tutti i costumi, però.
M. Hai paura più dei costumi che delle persone.
Ma sarà il pienone!
Z. E' un'allegoria per spiegare che verranno tutti
gli amici. Per me è una festa, insomma un compleanno così,
dopo 35 anni di carriera, non pensavo di festeggiarlo con tutti
questi amici.
M. Per un cantante, cantare in un luogo dove normalmente
si gioca a pallone, che effetto fa? Entrare in un'arena particolare.
Z. E' un autogol. Nel senso che d'impatto ti viene
da pensare che il pallone sia la ragione fondamentale di tutto questo.
Ma io penso che l'aggregazione, anche attraverso la musica, sia
un fatto eccezionale. Anzi secondo me rompe il nervosismo, la cattiva
abitudine di venire qui (allo stadio) per sfogare i propri istinti
bestiali. Invece credo che la musica debba esercitare con più
frequenza in questi spazi, l'aggressività non deve entrare
in questa famiglia, dove non solo vediamo giovanissimi ad assistere
alle partite, ci sono anche le famiglie, i bambini piccoli, le persone
anziane, questa è una vera festa. Mi piacerebbe che la mia
presenza qui testimoniasse proprio la felicità di aggregarsi
la domenica, di trovare finalmente la maniera di incontrare i romani,
gente come noi, con le nostre stesse aspirazioni, e che questo pallone
poi alla fine è soltanto un pretesto per riconoscersi.
M. Renato, festeggi 35 anni di carriera, che sono
un bel punto di arrivo, è un bel compleanno.
Z. E' un bel giovanotto di 35 anni!
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